02 Aprile, 2026

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La realizzazione personale, così sconcertante

Quando "posso" diventa "voglio"

La realizzazione personale, così sconcertante

Non distogliere lo sguardo.

Non chiudere il telefono.

Voglio parlare con te…

Mi piacerebbe farlo con tutti…

Ma ora con te.

Guardate questo volto, il volto di Cristo, la mappa delle sue ferite.

Le guerre ci circondano,

persecuzioni.

Siamo circondati da un mondo che parla un’altra lingua: una lingua sconosciuta e frammentata.

Il cuore umano è confuso.

Molteplici opzioni che possono sopraffarti e rallentarti.

Migliaia di percorsi diversi per arrivarci,

Dove andiamo?

 

Infinite possibilità. Destino incerto.

Eppure, siamo assaliti da una tentazione che avanza silenziosamente: fermare l’orologio, congelare il tempo.

Vogliamo pensare, abitare il nostro silenzio.

Qualcosa si agita dentro di noi e, come un bambino perso nel bosco, ci fermiamo, incerti su dove andare. Desideriamo ardentemente la libertà, ma ne abbiamo dimenticato il sapore. Molteplici opzioni, infinite possibilità che soddisfano non nutrito.

 

Confondiamo la libertà con la possibilità.

Quel “Posso farlo”, ma non sono obbligato a farlo…

 

Quanto spesso queste molteplici opzioni offuscano lo scopo, oscurando gli orizzonti?

L’immediatezza delle cose banali ci trascina giù per il pendio come una palla di neve.

La legge di gravità ci fa dimenticare di avere le ali.

Quando il “posso” non proviene da un cuore puro, diventa ribellione, la ribellione del “non voglio ciò che posso”.

Tuttavia, non posso cancellare ciò che è impresso nel mio cuore:

 

Posso pensare prima di agire

Posso parlare con il cuore

Posso chiedere aiuto?

Posso rialzarmi dopo una caduta.

Posso ricominciare

 

Quando “desidero” ciò che “posso”, il mio destino si illumina. La mia giornata si ricostruisce.

La libertà comporta dei rischi, e questo mi spaventa, mi paralizza. L’incertezza mi blocca. Rimanere in porto è tranquillo, ma non ci porta da nessuna parte.

 

Non c’è una meta, o non la conosciamo.

C’è una tempesta e nessuno si muove.

Siamo a pezzi.

Abbiamo paura.

Non sappiamo leggere la carta nautica.

 

La libertà non riguarda solo la scelta, ma anche l’accettazione.

Accetta una singola opzione (puoi sceglierla)

Ciò che non cambia,

Ciò che non capisci,

E tutto questo senza crollare interiormente.

 

La libertà non consiste solo nello scegliere tra diverse opzioni, ma anche nell’abbracciare quell’opzione specifica attraverso una decisione personale.

Saper abbandonare la propria intelligenza a ciò che non è ovvio è anch’esso segno di umiltà e libertà.

 

Parliamo del dolore

Quel dolore che non abbiamo scelto,

Quel dolore che proviene dalla persona che amiamo.

Richiede gestione, governo e la ferma volontà di non lasciarlo insinuarsi nei nostri cuori.

La trincea è la difesa dell’attaccato.

Un cuore indurito si trincera.

 

“La paura della sofferenza mi rende incapace di amare. Sono capace di amare nella misura in cui sono capace di soffrire per sostenere quell’amore. Come i contrafforti volanti che sorreggono l’edificio, trasferendo il peso ai contrafforti, assorbendo la pressione.”

 

L’amore è misericordia e perdono.

 

Il perdono è una decisione personale.

Non è dimenticare

Non si tratta di giustificarsi.

Non è debolezza

È il regalo più grande.

È un dono, spesso immeritato.

 

L’atto supremo di libertà è la decisione di amare, senza alcun tornaconto commerciale.

L’atto supremo d’amore è il

Scusa,

senza considerazione,

Nessun debito in sospeso.

Il perdono è anche comprensione:

Non lo sapeva

Non poteva

Non ci vedeva a causa di una cecità personale.

 

E poi capisci che

 

Amare fa male, e amare in quel modo

 

Lo scegli tu

Tu decidi

Sei tu colui che perdona.

 

ESISTE UNA VERITÀ PIÙ PROFONDA

Il perdono non è solo un atto, ma anche un’accoglienza. Se il perdono non viene ricevuto, non guarisce la ferita. Libera solo chi perdona, lasciando aperta la ferita dell’altra persona.

Il cuore ferito ha bisogno della grazia di Dio; ha bisogno di essere raggiunto da Colui che è perdono per spezzare le catene.

 

Dal risentimento

Dal principio “occhio per occhio”

Dal dolore infetto.

Dalla gangrena in progressione

 

Amore che perdona:

 

Non negozia.

Non calcola

Non afferma

 

Ricordiamoci del

Antico poema, capolavoro del XVI secolo.

 

Dio mio, non mi sento mosso ad amarti.

il paradiso che mi hai promesso

Non mi commuovo per il temuto inferno

per smettere di offenderti

Si fermi qui

Leggi lentamente e assapora le sue parole.

Se ciò che ti commuove è il premio,

La tua libertà è fragile.

E se ciò che ti frena è la punizione,

la tua libertà è condizionata

 

Non devi darmi niente perché ti amo

Beh, anche se quello che mi aspettavo non era previsto

Ti amerei tanto quanto ti amo.

 

Amare senza ricevere risposta

Scegliere senza ricompensa

Perseverare, anche se nessuno lo vede

 

L’altitudine del volo dipende da chi decide di volare.

Guardami

Voglio parlare con te.

«Ho sete», dice Cristo dalla croce

Ho sete di te, ho sete della tua risposta.

 

«Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.»

 

Cerca quell’amore in ogni sguardo rivelato.

E ascoltate, come se fosse rivolta solo a voi, la domanda che Cristo pone a coloro che si avvicinano a Lui:

 

COSA VUOI CHE FACCIA?

Aiutami a ricevere il tuo perdono

Rosa Montenegro

Pedagoga, orientadora familiar (UNAV) y autora del libro “El yo y sus metáforas” libro de antropología para gente sencilla. Con una extensa experiencia internacional en asesoramiento, formación y coaching, acompaña procesos de reconstrucción personal y promueve el fortalecimiento de la identidad desde un enfoque humanista y transformador.