Javier García de Jalón: una vita che ha lasciato il segno
Un maestro di vita e di speranza

L’eredità di un buon insegnante non si misura solo dalla conoscenza che trasmette, ma dal segno che lascia nei suoi studenti. Javier García de Jalón, rinomato ingegnere e professore universitario (Università Complutense di Madrid e Tecnun, Università di Navarra), non si è limitato a insegnare la sua specializzazione, ma ha anche trasformato la sua vita in una lezione di fede, gratitudine e resilienza.
La sua recente scomparsa non è stata solo motivo di tristezza per coloro che lo conoscevano, ma anche di profonda gratitudine. Il suo esempio ha trascendeto l’aula, ricordandoci che la grandezza non risiede nei titoli o nei premi, ma nel modo in cui affrontiamo la vita e la condividiamo con gli altri.
Sempre con gratitudine nel cuore
“Quando qualcuno se ne va, tutto sembra tinto di tristezza. Ma ci sono persone che hanno fatto così tanto bene che invece di lacrime, ci lasciano con un sorriso di gratitudine.”
Questa idea accompagnò Javier per tutta la vita. I suoi successi professionali furono notevoli, con premi e riconoscimenti internazionali, ma non li usò mai come fonte di vanità. Preferiva invece celebrarli con piccoli gesti di vicinanza, come distribuire dolci ai suoi studenti.
Sapeva che ciò che contava davvero non erano i premi, ma la dedizione e il rispetto verso coloro che avevano imparato da lui.
Una malattia assunta con coraggio
La diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è stata un colpo inaspettato.
“Non avrei mai immaginato di trovarmi di fronte a qualcosa del genere. A volte pensavo alla possibilità di un infarto, di un cancro… ma mai alla SLA”, ha ammesso in un’occasione.
Nonostante la durezza della malattia, non ha mai dubitato che la sua vita avesse uno scopo. Per lui, Dio era lo “Sceneggiatore” della sua storia e aveva fiducia che ogni cosa avesse un significato, anche nei momenti più difficili.
Lungi dal chiudersi nella disperazione, trasformò la sua situazione in un’opportunità per sensibilizzare i suoi studenti e la società sull’importanza di dare valore alla vita in tutte le sue fasi. Durante la sua ultima lezione, l’aula era gremita fino al soffitto. Gli studenti sedevano sul pavimento e sui banchi, impazienti di ascoltare il suo messaggio.
Ricordò loro una riflessione che riteneva essenziale:
“La sofferenza è un campanello d’allarme in un mondo che spesso è troppo distratto per ascoltare.”
Difensore della vita e della dignità
Javier era preoccupato per il modo in cui alcuni settori della società promuovevano l’eutanasia come soluzione alla sofferenza. Credeva fermamente che il vero problema non fosse il dolore fisico, che può essere alleviato con cure palliative, ma la solitudine e la mancanza di sostegno per chi affronta una malattia grave.
“Nessuno che si senta veramente amato vuole porre fine alla propria vita. Ciò di cui abbiamo bisogno non è l’eutanasia, ma un maggiore investimento in assistenza, supporto e risorse che ci consentano di vivere con dignità fino alla fine”, ha affermato con convinzione.
Credeva che prima di approvare leggi che accorciassero la vita, ci fossero problemi più urgenti da risolvere, come il miglioramento dei sistemi di sostegno per le persone non autosufficienti e le loro famiglie.
Una lezione che trascende l’aula
Nonostante la gravità della sua malattia, non ha mai permesso alla tristezza di dominare la sua vita. Credevo che ogni giorno fosse un dono e che la felicità fosse contagiosa:
“Se impari ad accettare la tua vita con gratitudine, anche chi ti sta intorno troverà motivi per sorridere. Tutto ha uno scopo, anche le cose che non capiamo.”
Il suo addio non è quindi solo un arrivederci, ma un ricordo di tutto ciò che ci ha lasciato. Oltre alle sue lezioni di ingegneria, ci ha insegnato che la fede, la gratitudine e l’amore possono trasformare qualsiasi circostanza in un’opportunità per crescere e aiutare gli altri.
La sua eredità vive in ogni persona che ha avuto il privilegio di conoscerlo e di imparare dal suo esempio.
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