09 Aprile, 2026

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Il Papa: Risorti con Cristo, possiamo anche noi dare vita a un mondo nuovo di pace e unità

Veglia Pasquale nella Notte Santa

Il Papa: Risorti con Cristo, possiamo anche noi dare vita a un mondo nuovo di pace e unità

Alle ore 21:00, Papa Leone XIV ha presieduto la solenne Veglia Pasquale nella Basilica Vaticana.

Il rito dell’ebbe iniziava nell’atrio della Basilica di San Pietro con la benedizione del fuoco e la preparazione dello Zero Pasquale. Alla processione verso l’altare con il Cero Pasquale access e al canto dell’Exsultet  seguito  dalla Liturgia della Parola, la Liturgia Battesimale e la Liturgia Eucaristia, concelebrano con i cardinali.

Il Santo Padre ci esorta a non temere di rimuovere le pietre che ci imrigionano nelle nostre tombe e che sembrano inamovibili: la sfiducia, la paura, l’egoismo, il risentimento, la guerra, l’ingiustizia e l’isolamento tra popoli e nazioni. «Non lasciamoci paralizzare da esse!» è l’essortazione del Pontefice, che amministra il Battesimo e la Confermazione a dieci catecumeni.

Poi recitate l’omelia pronunciata dal Papa riguardo alla proclamazione di San Vangelo:

***

Omelia del Papa

«Questa notte santa […] scaccia l’odio, porta la concordia e sottomette i potenti» ( Proclama di Pasqua ).

Così, carissimi fratelli e sorelle, il diacono, all’inizio di questa celebrazione, ha lodato la luce di Cristo Risorto, simboleggiata dal Cero Pasquale. Da questo unico Cero, abbiamo tutti acceso le nostre candele e, portando ciascuno una piccola fiamma tratta dallo stesso fuoco, abbiamo illuminato questa grande basilica. È il segno della luce pasquale che ci unisce nella Chiesa come lampade per il mondo. Alla proclamazione del diacono, abbiamo risposto “Amen”, riaffermando il nostro impegno ad abbracciare questa missione, e presto ripeteremo il nostro “Sì” rinnovando le nostre promesse battesimali.

Cari fratelli e sorelle, questa è una Veglia piena di luce, la più antica della tradizione cristiana, chiamata “madre di tutte le veglie”. In essa riviviamo il memoriale della vittoria del Signore della vita sulla morte e sull’inferno. Lo facciamo dopo aver percorso, nei giorni scorsi, come in una grande celebrazione, i misteri della Passione di Dio fatto per noi “uomo dei dolori” ( Is  53,3), “disprezzato e rigettato dagli uomini” ( ibid .), torturato e crocifisso.

Esiste una carità più grande, un atto di grazia più completo? Il Risorto è lo stesso Creatore dell’universo che, come agli albori della storia ci ha dato l’esistenza dal nulla, così anche sulla croce, per mostrarci il suo amore sconfinato, ci ha donato la vita.

La prima lettura ce l’ha ricordato con il suo racconto delle origini. In principio Dio creò il cielo e la terra (cfr.  Gen  1,1), facendo nascere il cosmo dal caos, l’armonia dal disordine, e affidando a noi, creati a sua immagine e somiglianza, il compito di esserne i custodi. E anche quando, a causa del peccato, l’umanità non è riuscita a essere all’altezza di questo progetto, il Signore non ci ha abbandonati, ma ha rivelato il suo volto misericordioso in un modo ancora più sorprendente: attraverso il perdono.

Questa “notte santa”, dunque, affonda le sue radici anche nel luogo in cui si è verificato il primo fallimento dell’umanità e si estende attraverso i secoli come un cammino di riconciliazione e grazia.

Lungo questo cammino, la liturgia ci ha offerto diverse tappe attraverso i testi sacri che abbiamo ascoltato. Ci ha ricordato come Dio fermò la mano di Abramo, pronto a sacrificare suo figlio Isacco, per mostrarci che Egli non desidera la nostra morte, ma piuttosto che ci consacriamo a essere, nelle Sue mani, membri viventi di una stirpe di salvati (cfr.  Gen  22,11-12.15-18). Allo stesso modo, ci ha invitato a riflettere su come il Signore liberò gli Israeliti dalla schiavitù in Egitto, trasformando il mare, luogo di morte e ostacolo insormontabile, nella porta d’accesso all’inizio di una vita nuova e libera. E lo stesso messaggio è risuonato nelle parole dei profeti, nei quali abbiamo udito le lodi del Signore come lo sposo che chiama e raduna (cfr.  Is  54,5-7), la sorgente che sazia, l’acqua che rende fecondi (cfr.  Is  55,1.10), la luce che illumina la via della pace (cfr.  Bar  3,14), lo Spirito che trasforma e rinnova il cuore ( Ez  36,26).

In tutti questi momenti della storia della salvezza, abbiamo visto come Dio, di fronte alla durezza del peccato che divide e uccide, risponde con la potenza dell’amore che unisce e ridà vita. Li abbiamo rievocati insieme, intrecciando la narrazione con salmi e preghiere, per ricordarci che, attraverso la Pasqua di Cristo, «essendo stati sepolti con lui nella morte […] anche noi possiamo vivere una vita nuova […] morti al peccato e vivi per Dio in Cristo Gesù» ( Rm  6,4-11), consacrati nel Battesimo all’amore del Padre, uniti nella comunione dei santi, resi per grazia pietre vive per l’edificazione del suo Regno (cfr  1 Pt  2,4-5).

Alla luce di tutto ciò, leggiamo il racconto della Risurrezione, che abbiamo ascoltato nel Vangelo secondo Matteo. La mattina di Pasqua, le donne, superando il dolore e la paura, si misero in cammino. Volevano andare al sepolcro di Gesù. Si aspettavano di trovarlo sigillato, con una grossa pietra all’ingresso e soldati di guardia. Questo è il peccato: una barriera pesantissima che ci imprigiona e ci separa da Dio, cercando di uccidere in noi le sue parole di speranza. Maria Maddalena e l’altra Maria, però, non si lasciarono intimidire. Andarono al sepolcro e, grazie alla loro fede e al loro amore, furono le prime testimoni della Risurrezione. Nel terremoto e nell’angelo seduto sulla roccia rovesciata, videro la potenza dell’amore di Dio, più forte di qualsiasi potere del male, capace di “scacciare l’odio” e “sottomettere i potenti”. L’uomo può uccidere il corpo, ma la vita del Dio dell’amore è vita eterna; va oltre la morte e nessuna tomba può imprigionarla. Così il Crocifisso regnò dalla croce, l’angelo sedette sulla pietra e Gesù vivente apparve loro dicendo: «Rallegratevi» ( Mt  28,9).

Questo, carissimi fratelli e sorelle, è anche il nostro messaggio al mondo oggi: l’incontro di cui vogliamo rendere testimonianza, con le parole della fede e le opere di carità, cantando con la nostra vita l’“Alleluia” che proclamiamo con le nostre labbra (cfr. Sant’Agostino,  Sermone  256, 1). Come le donne che corsero ad annunciarlo ai fratelli e alle sorelle, anche noi vogliamo partire stasera da questa basilica per portare a tutti la buona novella che Gesù è risorto e che, con la sua potenza, risorti con lui, anche noi possiamo dare vita a un mondo nuovo di pace e di unità, come “molti uomini e un solo uomo; molti cristiani e un solo Cristo” (Sant’Agostino,  Commentario ai Salmi  127, 3).

A questa missione sono consacrati i fratelli e le sorelle qui presenti, provenienti da diverse parti del mondo, che presto riceveranno il Battesimo. Dopo il lungo cammino del catecumenato, oggi rinascono in Cristo per essere nuove creature (cfr.  2 Cor  5,17), testimoni del Vangelo. Per loro, e per tutti noi, ripetiamo ciò che sant’Agostino disse ai cristiani del suo tempo: «Annunciate Cristo; seminate […]. Diffondete il Vangelo; ciò che avete concepito nel vostro cuore» ( Sermone  116, 7).

Fratelli e sorelle, ancora oggi non mancano le tombe da aprire, e spesso le pietre che le sigillano sono così pesanti e così ben custodite da sembrare inamovibile. Alcune pesano sul cuore umano, come la sfiducia, la paura, l’egoismo e il risentimento; altre, conseguenza delle prime, spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia e l’isolamento tra popoli e nazioni. Non permettiamo che ci paralizzino! Molti uomini e donne nel corso dei secoli, con l’aiuto di Dio, le hanno rimosse, forse con grande sforzo, talvolta a costo della propria vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo. Non sono figure irraggiungibili, ma persone come noi che, rafforzate dalla grazia del Risorto, nella carità e nella verità, hanno avuto il coraggio di parlare, come dice l’apostolo Pietro, con “parole di Dio” ( 1 Pietro  4,11) e di agire “come uno che riceve questa potenza da Dio, perché Dio sia glorificato in ogni cosa” ( ibid .).

Lasciamoci ispirare dal suo esempio e, in questa Notte Santa, facciamo nostro il suo impegno, affinché ovunque e sempre, nel mondo, i doni pasquali della concordia e della pace possano crescere e fiorire.

Exaudi Redazione

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