28 Marzo, 2025

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Evangelizzare con più speranza

La Caritas torna in strada per dare speranza e aiuto a milioni di persone

Evangelizzare con più speranza
Pexels

L’istituzione cattolica Caritas torna in questi giorni nelle strade, nelle parrocchie e nelle pubblicazioni, anche se in realtà è con noi tutto l’anno. Ne hanno beneficiato quasi tre milioni di persone, la metà in Spagna, con quasi cinquecento milioni di euro utilizzati insieme a Manos Unidas. Si tratta di accogliere e sostenere le persone vulnerabili ed escluse. E tante famiglie con grandi bisogni.

Non sempre viene percepito il lavoro di tanti che lavorano per Gesù Cristo e apportano vita spirituale e collaborazione, spiritualità e appartenenza con grande spontaneità, come fanno tanti movimenti e associazioni di fedeli. Perché le diocesi sono soprattutto le persone, i fedeli che operano in ogni territorio: unità, ma non uniformità, unità e varietà, unità e comunione, poiché tutto questo lo sperimentiamo in questo tempo di sinodalità.

Responsabile del dono ricevuto

Per tutto questo e molto altro siamo orgogliosi della nostra fede. Ci sono già abbastanza messaggi negativi contro la Chiesa, i sacerdoti, la dottrina della fede e gli insegnamenti morali, soprattutto quelli riguardanti il ​​matrimonio e la famiglia, senza offrire a tutti il ​​Vangelo vissuto con gioia e sicurezza. Non c’è niente di sbagliato nell’essere orgogliosi della nostra fede, perché essa contribuisce molto alla convivenza pacifica e alla società nelle sue strutture di bene comune. Siamo consapevoli del dono ricevuto come talento per renderlo più produttivo, senza crederci predestinati ma responsabili.

Non si tratta di dare fastidio a nessuno e di crederci superiori agli altri, ma si tratta di essere grati per la fede che abbiamo ricevuto nella famiglia cristiana radicata nella vita diocesana, particolare e universale. Quelli di noi che hanno ricevuto il dono della fede condivisa, celebrata e vissuta sanno che abbiamo la responsabilità di svilupparla ulteriormente. Ecco perché l’apostolato dei laici è il canale abituale, continuo e non rumoroso di corrispondenza e di trasmissione dell’eredità ricevuta. Questo è stato proprio il messaggio del Vaticano II che è ancora molto attuale, in particolare il Decreto sull’apostolato dei laici. Insegna non solo il bisogno della testimonianza ma anche della parola che illumina e muove gli altri, tenendo conto della confusione dottrinale e morale evidente nella nostra società. Vediamo:

Con la testimonianza e la parola

“Ai laici si offrono innumerevoli opportunità per esercitare l’apostolato dell’evangelizzazione e della santificazione. La stessa testimonianza della vita cristiana e delle opere buone, compiute con spirito soprannaturale, sono efficaci per attirare gli uomini verso la fede e verso Dio, perché dice il Signore: Così deve risplendere la vostra luce davanti agli uomini, affinché il vostro bene opere, glorifica il Padre tuo che è nei cieli” (Mt 5,16).

Ma questo apostolato non consiste solo nella testimonianza di vita: il vero apostolo cerca occasioni per annunciare Cristo con la parola, ora ai non credenti per condurli alla fede; ora ai fedeli per istruirli, confermarli e stimolarli a una vita più fervente: “la carità di Cristo ci spinge” (2 Cor 5, 14), e quelle parole dell’Apostolo devono risuonare nel cuore di tutti: “Guai a me se non evangelizzo”! (1Co 9, 16).

“Ma poiché nei nostri tempi sorgono nuovi problemi e si moltiplicano errori gravissimi, che cercano di distruggere fin dalle fondamenta l’intero ordine morale e la stessa società umana, questo sacro Concilio esorta cordialmente i laici, ciascuno secondo i doni del suo ingegno e secondo alla loro conoscenza, di compiere diligentemente la loro missione, secondo il pensiero della Chiesa, chiarendo i principi cristiani, difendendoli e applicandoli adeguatamente ai problemi attuali” (n.6).

Famiglie evangelizzatrici

Un campo privilegiato di evangelizzazione continua a essere la famiglia e ancor più nel nostro tempo, in cui molti non trovano il senso del matrimonio e la forza per sviluppare una famiglia cristiana e nemmeno nell’ordine naturale secondo la volontà di Dio.

Come famiglia preghiamo, ci incontriamo nel tempio, celebriamo le feste che portano gioia ogni settimana. Siamo coerenti con la fede e la morale della Chiesa nel nostro lavoro, non lasciamo fuori questa fede come chi lascia il cappello o l’ombrello davanti alla porta. Lo abbiamo sperimentato e visto di recente alla GMG di Lisbona e in quelle precedenti; nei duemilacinquecento centri di ideologia cattolica che fanno risparmiare allo Stato più di quattro miliardi di euro; nell’azione educativa con gli studenti iscritti al corso di religione, oltre tre milioni; nella vitalità dei movimenti; alle messe domenicali e festive, molto frequentate dalle famiglie.

Anche il Consiglio sull’apostolato dei laici si riferisce a queste famiglie cristiane: “I coniugi cristiani sono reciprocamente, per se stessi, per i figli e gli altri parenti, cooperatori della grazia e testimoni della fede. Essi sono per i loro figli i primi predicatori della fede e i primi educatori; li formano con la parola e con l’esempio alla vita cristiana e apostolica, li aiutano con grande prudenza nella scelta della loro vocazione e coltivano con grande cura la sacra vocazione che forse hanno scoperto in loro” (n.11).

Una madre cristiana insegnò alla figlia adolescente che aveva smesso di andare a messa e di pregare, quando uscivano per fare la spesa e passando davanti alla parrocchia le proponeva di entrare a far visita a Gesù sacramentato, solo per pochi minuti, e la ragazza acconsentì con riluttanza. Quando se ne andarono, sua madre le disse con un po’ di grazia: Sai perché mi fermo così spesso a far visita o a pregare? Affinché quando morirò e mi porteranno alla Chiesa, Gesù Cristo non si stupirà e dovrà dire: E costei chi è, perché non la conosco, non l’ho vista da queste parti?

Jesús Ortiz López

Jesús Ortiz López es sacerdote que ejerce su labor pastoral en Madrid. Doctor en Pedagogía, por la Universidad de Navarra, y también Doctor en Derecho Canónico. Durante varios años ha ejercido la docencia en esa misma Universidad, como Profesor del actual Instituto Superior de Ciencias Religiosas. Ha dirigido cursos de pedagogía religiosa para profesores de religión. Es autor de varias obras de sobre aspectos fundamentales de teología y catequética, tales como: Creo pero no practico; Conocer a Dios; Preguntas comprometidas; Tres pilares de la vida cristiana.