03 Aprile, 2025

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Educare alla fede

Come genitori, rischiamo che i nostri figli conoscano e facciano l'esperienza di Cristo, Colui senza il quale si può diventare (umanamente) felici, ma se Lo conosci e lo ami puoi diventarlo Divinamente

Educare alla fede
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Continuavo a pensare all’educazione, all’insegnamento e alle famiglie, e ho pensato che potesse essere utile aprire una sezione dedicata a “educare alla fede”.

Penso che sia interessante perché come cattolico ritengo che nell’educazione alla fede noi genitori rischiamo tutto.

Non mettiamo a rischio la felicità dei nostri figli. Grazie a Dio (letteralmente). Ma qualcosa di molto più importante.

Faccio specifico riferimento alla felicità (anche se è una parola che va maneggiata con molta attenzione) perché in qualche occasione ho sentito un sacerdote dire che “senza fede (o senza Gesù), non possiamo essere felici”, forse non ho l’ho sentito con quelle parole, ma credo che l’idea sia compresa, e devo ammettere che la cosa mi mette a disagio.

Io spiego. Ho fede che siamo stati creati da Dio e per Dio. E ho fede che, dopo il dono della vita, il dono più importante è quello della libertà. Dio ci ha creato per amarlo, ma ci ha reso liberi di farlo oppure no. Tuttavia, se potessimo essere felici solo amando Dio, non saremmo più liberi di non farlo. Mi spiego o mi sono lasciato coinvolgere da tante parole ripetute?

In altre parole: sono convinto che possiamo essere felici conoscendo e amando Dio come senza conoscerlo e/o amarlo. UMANAMENTE, altrettanto felice. Completamente felice. Insisto. Se così non fosse non saremmo liberi di non amarlo.

Allora, cosa siamo in gioco? Ah, qualcosa di molto più importante: la Pace di Gesù; La sua pace qui sulla Terra, che Dio dirà in cielo, non mi verrebbe nemmeno in mente di azzardare ciò che accadrà a ciascuno più tardi.

Vorrei fare una piccola digressione/confronto. Ve lo immaginate un prete che dicesse: “Senza fede, senza Gesù, non possiamo mangiare tutto”? Sarebbe assurdo. I cattolici possono mangiare esattamente tutto quello che mangiano gli altri. Non c’è cibo che sia esclusivo dei cattolici, nemmeno dei cristiani.

Possiamo essere altrettanto ben nutriti e nutriti con la fede (con Gesù) come senza di Lui. Nutriti umanamente.

Ah!Ma noi cristiani abbiamo un altro cibo: la parola di Dio: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Matteo, 4,4); e inoltre, noi cattolici abbiamo Cristo stesso come cibo: «Mentre stavano cenando, Gesù prese il pane e, dopo aver pronunciato la benedizione, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: Prendete e mangiate, questo è il mio corpo» (Matteo , 26, 26).

Quindi UMAMAMENTE, abbiamo gli stessi cibi, sia chi crede sia chi non crede; Ma i cattolici hanno anche altri tre alimenti: la parola di Dio, il suo corpo e il suo sangue. Non sono cibi UMANI, ma sono DIVINI. E si nutrono, dai, si nutrono! Molti hanno sperimentato quanto sia difficile vivere senza mangiare questi alimenti, anche se si è completamente sazi dal punto di vista nutrizionale. Inoltre, senza il nutrimento divino della parola di Dio e del Suo corpo e sangue, credo che sarebbe molto difficile digiunare dai cibi terreni.

Allo stesso modo, sono convinto che senza fede, senza conoscere Gesù, e nemmeno conoscendolo, ma senza amarlo, si può essere completamente felici, UMANI parlando. Ma se tu hai fede, se conosci e ami Gesù, ah, allora parliamo d’altro!, allora puoi conoscere la Pace di Cristo. (Molti preferiscono chiamarla anche felicità).

Penso che affermare che solo attraverso la fede si può essere pienamente felici sia per me scomodo perché temo che cozza frontalmente con l’esperienza di vita di molte persone, che se è così, potrebbero pensare che il messaggio della Chiesa sia fallace e alienarle. . Questo mi mette a disagio.

Allora perché lo dicono? Non lo so. Ma oso azzardare due ipotesi:

Primo: Una volta che hai conosciuto Gesù, e hai vissuto la Pace che Lui dona, è facile pensare che la felicità (umana e piena) sia incompleta, insufficiente. Una volta conosciuto Lui, tutto ciò che è terreno, anche quello più pieno e completo, può sembrare poco.

Secondo: sono sicuro, da quello che vedo intorno a me, che i preti hanno spesso l’opportunità di incontrare persone che, pur avendo tutto nella vita, avendo il necessario e il superfluo per essere felici (umanamente), mancano ancora di sentirsi complete, continuano cercando, continuano a sentirsi insoddisfatti e, contemporaneamente, incontrano persone che, pur mancando di ciò che è (umanamente) necessario per condurre una vita minimamente agiata e dignitosa, sono persone completamente felici (umanamente) perché conoscono la Pace di Cristo.

Le due ipotesi sono complementari.

Per fede, penso che abbia senso. Siamo stati creati da Dio e per Dio, quindi senza di Lui è possibile che la felicità (l’essere pieno, umanamente parlando) possa sembrare insufficiente.

Allora noi genitori rischiamo che i nostri figli conoscano e facciano esperienza di Cristo, Colui senza il quale si può diventare (umanamente) felici, ma se Lo conosci e lo ami puoi diventarlo Divinamente. Non c’è paragone.

Nacho Calderón Castro

Nacho es el fundador y director del Instituto de Neuropsicología y Psicopedagogía Aplicadas (INPA) en Madrid, España y forma parte del equipo de Neurological Rehabilitation International Consultants, dirigiendo su centro en Laredo, Texas, tareas que compatibiliza impartiendo conferencias en centros de enseñanza, desde jardines de infancia hasta universidades. Ha sido colaborador con con el programa de radio La Mañana de COPE, dirigido por Javi Nieves durante los cursos 2012 – 2014 y es profesor del Instituto de Estudios Familiares – IDEFA. En el año 2013 fue llamado por el Dr. Unruh para continuar su labor en Estados Unidos. Para realizar tal tarea y en reconocimiento a su trayectoria profesional, el gobierno de aquel país le ha concedido el visado 01, otorgado a personas con “habilidades extraordinarias”. Desde mayo de 2017 Nacho ha trasladado esta consulta a Pachuca, en el estado de Hidalgo, en México, y de ese modo trabaja junto con Iliana Guevara Rivera, con quien comparte una trayectoria profesional desde noviembre de 1992. Nacho Calderón atiende por tanto a pacientes en México a lo largo de tres meses al año – febrero, junio y octubre -, dedicando ocho meses a la atención de pacientes en España. Licenciado en Psicología, comenzó su labor profesional en los Institutos para el Logro del Potencial Humano en Filadelfia, junto con Glenn, Janet y Douglas Doman, donde estuvo durante dos años completos. Durante este periodo atendió a familias en Filadelfia, Fauglia (Italia) y Tokio (Japón). A su regreso a España en 1995, fue co-fundador de la asociación Institutos Fay para la Estimulación Multisensorial. Nacho trajo el primer Audiokinetron (para el tratamiento Bèrard) que hubo en nuestro país. En 1997 comenzó su formación como evaluador con el método IRLEN, tras su paso por el IRLEN Center de Helen Irlen en California, se convirtió en 1999 en el responsable de dicho método en la península. En el curso de 1997-98, completó su formación en reflejos primitivos de la mano de Peter Blythe y Sally Goddar. Más tarde continuaría su formación junto con Kjelt Johansen, Harald Blomberg y Beatriz y Sonia Padovan. Ha sido instructor KUMON durante más de 10 años y ha dado conferencias en Bélgica, Italia, Alemania y Reino Unido. Nacho ha sido profesor en el Master de diseño infantil en espacio y producto del Instituto Europeo de diseño y en la actualidad compagina toda su labor clínica con la formación en el Master para la formación del profesorado de la Universidad Rey Juan Carlos.