03 Aprile, 2025

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Echi del Giubileo dei Missionari della Misericordia

Misericordia in azione

Echi del Giubileo dei Missionari della Misericordia

Il messaggio del Giubileo dei Missionari della Misericordia è pienamente, vibrante e urgentemente attuale.

Questo evento è stato concepito non solo come un giubileo, ma anche come quarto incontro mondiale dei Missionari della Misericordia per la loro formazione specifica e per incontrare il Papa.

Per la prima volta, e a causa della sua convalescenza, il Vicario di Cristo non ha potuto essere presente. Cioè, non era fisicamente presente, ma era molto presente, molto vicino. Credo che questo sia un dato essenziale, che non bisogna dimenticare, perché fornisce una chiave di lettura molto importante dell’incontro.

È noto infatti, secondo monsignor Rino Fisichella, che il Papa ha pregato per i missionari della misericordia e per ciascuno di loro. Monsignor Fisichella ha anche sottolineato quanto sia toccante il fatto che il messaggio del Papa ai Missionari della Misericordia risalga al 19 marzo, quando il Santo Padre era ricoverato al Policlinico Gemelli in malattia. Lì il Papa espresse il desiderio di essere presente a questa cerimonia giubilare. In questa occasione, come aveva fatto nei due incontri precedenti, il successore di Pietro ci ha consegnato una stola, i missionari della misericordia. In esso si manifesta il potere speciale, ricevuto direttamente dal Sommo Pontefice, che noi missionari della misericordia abbiamo nei confronti del sacramento della confessione, chiamato anche sacramento della misericordia.

Da parte sua, il Sommo Pontefice è stato molto presente nella mente e nel cuore dei missionari della misericordia. Così, ad esempio, il Santo Rosario pregato da monsignor Fisichella e da tutti noi nei Giardini Vaticani è stato per Papa Francesco.

In una parola, è stato un incontro filiale-paterno, di comunione ecclesiale attorno a Pietro, accanto alla Roccia su cui è edificata la Chiesa. Pertanto, questo evento, a cui hanno partecipato centinaia di sacerdoti provenienti da tutto il mondo, può aiutarci ad amare di più il Papa, soprattutto durante la sua convalescenza.

Questa vicinanza di Sua Santità è strettamente legata anche alla sua insistenza sulla grande importanza del sacramento della confessione per la vita dei cattolici, poiché noi missionari della misericordia siamo, prima di tutto, confessori. Si tratta di un elemento molto notevole del suo pontificato. Questo è molto importante anche perché questo sacramento è molto combattivo, c’è molta confusione a riguardo e molte persone non gli attribuiscono abbastanza valore.

In pratica, l’obiettivo prefissato è di fondamentale importanza. Ora, come sottolinea giustamente Vatican News, «l’obiettivo di questo evento è rimettere il sacramento della riconciliazione al centro della vita pastorale della Chiesa». Questo è qualcosa che non dovremmo dimenticare.

In questo sesto grande evento dell’attuale Anno Santo, e come è consuetudine in questi raduni mondiali, noi missionari della misericordia, con il Santissimo Sacramento dell’Altare solennemente esposto, ci siamo confessati gli uni gli altri, affinché i sacerdoti di tutto il mondo abbiano reso testimonianza del santo sacramento della confessione. Ciò è ancora importante, poiché l’uomo contemporaneo tende ad attribuire più valore alla testimonianza che alle parole.

L’evento ha coinciso anche con la dodicesima celebrazione delle ventiquattro ore con il Signore, istituita per volontà del Papa. Si tratta di un’iniziativa globale che promuove l’adorazione del Santissimo Sacramento e l’amministrazione del sacramento del perdono in tutto il mondo, e che noi missionari della misericordia siamo chiamati a promuovere.

La formazione di quest’anno dei Missionari della Misericordia, che comprende il convegno internazionale, ha posto particolare enfasi sul rapporto tra il sacramento della confessione e la speranza. Gesù è la nostra speranza. Il sacramento ci apre a una meravigliosa speranza, poiché ci apre le porte del cielo e rinnova la nostra vita in un modo meraviglioso. Questa tanto desiderata rifioritura della nostra esistenza è realizzata dall’amore misericordioso del Signore, che ci abbraccia in modo del tutto speciale in questo santo sacramento. Il confessore è chiamato a essere la carità di Cristo, che accoglie, che ama, che aiuta, che incoraggia, che ispira, che è strumento di Dio per quella vita nuova, bella e piena di speranza. Come ha osservato Papa Francesco, «la misericordia suscita gioia, perché il cuore si apre alla speranza di una vita nuova». Il sacramento della confessione è il sacramento della pace e della gioia. Un grande tesoro! Bellissima musica! Davvero appetitoso, tesoro!

La bellezza del perdono è ben visibile anche nella bellissima parabola del figliol prodigo, inserita nel Vangelo della Santa Messa presieduta da monsignor Rino Fisichella, pro prefetto del principale dicastero per l’evangelizzazione della Santa Sede, e concelebrata da noi missionari della misericordia.

In sintesi, il messaggio principale di questo evento è l’importanza e la necessità della confessione, la meraviglia e la bellezza della confessione e il suo profondo rapporto con la speranza. Non dobbiamo dimenticare che un giubileo senza confessione sarebbe un giubileo vuoto. Quindi, in questo anno giubilare, ciò che è necessario ora è confessarsi.

José María Montiu de Nuix

Nacido en Cervera, Lérida, España, en 1960 y bautizado ese mismo año. Ordenado sacerote en 1992. Doctor en Filosofía. Licenciado en Filosofía y Ciencias de la Educación por la Universidad de Barcelona (UB). Licenciado (especialidad: Matemática Fundamental), cursos de doctorado y suficiencia investigadora en Ciencias Exactas por la UB. Licenciado en Filosofía por la Universidad de Navarra. Licenciado en Estudios Eclesiásticos por la Facultad de Teología San Vicente Ferrer, Valencia. Docente e investigador con más de medio millar de publicaciones.