10 Aprile, 2026

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E adesso?

La Vittoria di Pasqua secondo Leone XIV: dalla Risurrezione alla missione concreta di una Chiesa che costruisce la pace

E adesso?

Nella radiosa mattina della domenica di Pasqua del 2026, Papa Leone XIV, dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro, ci ha posto di fronte alla domanda più urgente che scaturisce dalla tomba vuota:  E adesso?  Non come espressione di smarrimento, ma come appello profetico e pieno di speranza all’azione. Il suo primo  Urbi et Orbi  come Successore di Pietro non è stato un mero saluto liturgico, ma una profonda analisi teologica e pastorale che unisce la vittoria di Cristo alla responsabilità dei battezzati in un mondo ferito dalla guerra, dall’indifferenza e dalla morte.

Un tema coerente emerge in tutta la Settimana Santa: la Pasqua non è una fine, ma il vero inizio. Durante la Veglia Pasquale, il Santo Padre ci ha ricordato che «questa notte santa scaccia l’odio, porta la concordia e umilia i potenti». Il Risorto, «il Creatore stesso dell’universo», ci dà la forza di «dare vita a un mondo nuovo di pace e unità». Non si tratta di un’utopia ingenua, ma di una realtà sacramentale che scaturisce dalla Croce e dal sepolcro vuoto.

Il potere non violento della Risurrezione

Leone XIV smonta con chiarezza ogni tentazione di interpretare la Pasqua come un trionfo mondano. La vittoria di Cristo «non è violenta». È «come quella di un chicco di grano che, pur appassendo nella terra, cresce». È la forza dell’Amore che perdona, che dialoga, che si dona all’estremo. Questa lettura del Vangelo – fedele a san Giovanni e san Paolo – si contrappone radicalmente alla logica del potere odierno. Mentre il mondo moltiplica armi e odio, il Papa ci ricorda che la vera forza della Pasqua risiede nello svuotamento kenotico di sé: «per trovarci, noi che eravamo perduti, si è fatto carne; per liberarci, si è fatto schiavo».

Dal punto di vista didattico, il Santo Padre ci insegna che la Risurrezione mette di fronte alla nostra libertà: possiamo scegliere la paura e la menzogna, come le guardie al sepolcro, oppure la meraviglia e la missione, come le donne e gli Apostoli. «Lasciatevi sorprendere da Cristo! Lasciate che il suo immenso amore trasformi i nostri cuori!». Questa conversione del cuore è la condizione indispensabile per ogni cambiamento sociale. Senza di essa, ogni attivismo diventa ideologia; con essa, ogni gesto quotidiano diventa seme del Regno.

Tre atteggiamenti per il tempo di Pasqua

  1. Combattere la globalizzazione dell’indifferenza:  facendo eco agli insegnamenti di Papa Francesco, Leone XIV denuncia che «ci stiamo abituando alla violenza» e stiamo diventando indifferenti alla sofferenza. La Pasqua ci impone di guardare: alle vittime della guerra, ai poveri, agli emarginati. Non basta lamentarsi; dobbiamo «far udire il grido di pace che sgorga dal cuore».
  2. Scegliere il dialogo e abbandonare le armi.  Con coraggio profetico, il Papa proclama: «Chi ha le armi in mano le deponga! Chi ha il potere di scatenare la guerra scelga la pace! Non una pace imposta con la forza, ma attraverso il dialogo». Non si tratta di pacifismo passivo, ma di una proposta attiva di incontro e di bene comune. La pace di Cristo «tocca e trasforma il cuore».
  3. Come agenti di una nuova creazione,  risorti con Cristo, «anche noi possiamo dare vita a un mondo nuovo». Ogni battezzato è chiamato a rimuovere le pietre che opprimono: la sfiducia, il risentimento, l’egoismo, l’ingiustizia. La Veglia ci invita a rinnovare le nostre promesse battesimali proprio per questo scopo: essere «luci per il mondo», testimoni che «il male non ha l’ultima parola».

Costruiamo insieme

Questo articolo si propone di ispirare. La Pasqua di Leone XIV è un programma positivo e realistico per la Chiesa del terzo millennio: una Chiesa che ascolta il grido dei poveri (come egli stesso propose nel suo Messaggio quaresimale), che serve con umiltà (come nella lavanda dei piedi) e che proclama senza timore la vittoria della vita.

E adesso? Ora, risorgere ogni giorno. Ora, perdonare settanta volte sette. Ora, costruire ponti dove altri erigono muri. Ora, essere quella “nuova umanità” che il Risorto ha già iniziato a costruire.

Possa la Veglia di preghiera per la pace indetta per l’11 aprile essere solo il primo passo di un Popolo di Dio che, fedele al suo Signore, trasformi il lamento in Alleluia e la morte in vita abbondante.

Cristo è veramente risorto! Buona Pasqua! Che Maria, Stella del Mattino, ci accompagni in questa bellissima missione. Amen.

Javier Ferrer García

Soy un apasionado de la vida. Filósofo y economista. Mi carrera profesional se ha enriquecido con el constante deseo de aprender y crecer tanto en el ámbito académico como en el personal. Me considero un ferviente lector y amante del cine, lo cual me permite tener una perspectiva amplia y diversa sobre el mundo que nos rodea. Como católico comprometido, busco integrar mis valores en cada aspecto de mi vida, desde mi carrera profesional hasta mi rol como esposo y padre de familia