06 Aprile, 2026

Seguici su

Rosa Montenegro

Voci

13 Ottobre, 2025

4 min

Dalle ceneri alla fuga

"La vera leadership non si misura dai risultati visibili, ma dalla libertà conquistata nell'invisibile"

Dalle ceneri alla fuga

Il leader, colui che apre la strada, è rispettato e apprezzato nella misura in cui  realizza cose di valore. Le persone intorno a lui sorridono spontaneamente quando percepiscono una genuina preoccupazione per il loro benessere personale e familiare, non come una strategia produttiva, ma come il frutto di una prospettiva umana e vicina.

La verità dei loro valori emerge, come la schiuma del mare, anche in mezzo alle tempeste.

Le ali dell’aereo non possono rompersi in volo: non volerebbe. Non sarebbe un aeroplano.

Successo con l’anima

Parliamo di successo, quel concetto che molti perseguono senza chiedersi se valga la pena raggiungerlo a qualsiasi prezzo. Il vero successo non si misura in denaro o fama; se così fosse, i trafficanti di armi e di esseri umani sarebbero i più fortunati. La realtà, tuttavia, dimostra ostinatamente il contrario. Ma sappiamo che  il successo, senza verità, è solo apparenza, e le apparenze crollano al primo urto.

Forse dovremmo conciliare successo e fallimento. Qualcuno ha detto che  il fallimento ci insegna cosa nasconde il successo…

Chi conosce se stesso non ha bisogno di dimostrare il proprio valore, né di oscurare quello degli altri, per brillare. C’è un’eleganza morale in coloro che si misurano con se stessi, non con la luce che rubano agli altri. Come ci ha ricordato Tagore,  la modestia protegge il proprio valore.

Fortezza in movimento

La resilienza è la  capacità umana di risorgere dalle proprie ceneri  e guardare l’orizzonte con speranza. Non è una virtù spontanea, ma un allenamento quotidiano dell’anima. In un mondo fluido, come si dice oggi, dobbiamo imparare a  fluire senza dissolverci, a  lasciar andare senza dimenticare chi siamo.

Le ferite non si cancellano facilmente. La memoria è ostinata, “fissa e radiosa “, come dice lo slogan pubblicitario, anche per ciò che vorremmo dimenticare. Ecco perché la resilienza non consiste nel negare il passato, ma piuttosto nel guardarlo liberamente, nell’impedire  all’immaginazione di distorcere i ricordi e  continuare a pugnalare la ferita. Si tratta di perdonare e perdonare noi stessi.  Perdonare e dimenticare  è di natura divina.

Per sfuggire alle barriere del passato ci vogliono coraggio e grazia. Tutti abbiamo angoli in cui risiedono vecchie paure o sensi di colpa, ma  gli esseri umani sono fatti per ricostruire,  per trasformare le rovine in edifici di nuova altezza.

“I miei ricordi feriti leccano ogni angolo, cercando, come lupi affamati, senza lasciare andare l’osso che rosicchiano senza sosta dalle loro fauci.”

Libertà interiore e leadership

Possiamo vivere ogni tragedia con un’intensità che non le corrisponde.

La sofferenza è universale, ma la vittimizzazione è una scelta. La differenza sta nella  libertà interiore  che ci spinge a capire dove risiede la felicità che desideriamo e a scegliere la strada giusta. Chi ha toccato il fondo vede le cose in modo diverso: scopre che la luce non scompare,  cambia solo angolazione.

Si può morire d’amore e di solitudine. La noia può uccidere o salvare.

Essere liberi non significa dimenticare, ma  abbracciare la propria storia personale senza paura o abbellimenti. La libertà si esprime nel coraggio di  smantellare le sbarre dell’anima, pezzo per pezzo,  o  di tessere un nuovo arazzo con esse.

La resilienza si allena attraverso la virtù della fortezza, in entrambe le sue forme:  sopportazione  e  intraprendenza. Resistere al dolore senza arrendersi e accogliere il cambiamento con speranza. Questa duplice forza trasforma le ferite in forza e l’esperienza in saggezza.

Guida con forza

La leadership autentica nasce da questa forza interiore. Non si improvvisa;  si forgia nell’umiltà di chi è caduto e si è rialzato.  La vita è un continuo inizio e ripartenza.

Nei team, nelle famiglie o nella società, guidare non significa comandare:  significa servire partendo dalla maturità di qualcuno che sta già spiccando il volo. Qualcuno che sta conquistando – sempre al gerundio – la propria libertà.

Guidare con forza non significa sopportare le ferite,  ma camminare con esse, trasformandole in ali. E quando ciò accade, altri trovano nella nostra ombra  la luce di cui hanno bisogno per spiccare il volo.

Nella  vita professionale,  amare ogni persona, con i suoi punti di forza e di debolezza, ha molti nomi: rispetto, apprezzamento, gratitudine, apprezzamento…

Il rispetto   si dimostra indicando chiaramente quale comportamento sta compromettendo il rapporto professionale o la missione del progetto condiviso.  Fornire chiarezza e cortesia  è sempre un buon inizio.

Un comportamento maturo  si riconosce in coloro che non cercano colpe, ma piuttosto soluzioni. I risultati sono una variabile instabile, con più di un protagonista. Poi arriva la corrispondenza che nasce dalla libertà.  La lealtà non si compra; si guadagna.

“Datemi un dipendente medio con un obiettivo e vi darò un uomo che fa la storia. Datemi un uomo eccezionale senza obiettivi e vi darò un dipendente medio.” (James Cash Penney)

Guidare con forza è proprio questo. ” Trasformare la ferita in una scuola, il passato in un trampolino di lancio e l’anima in un territorio in cui fiorisce la libertà.”

Solo chi ha conosciuto le ceneri può prendere il volo.

Rosa Montenegro

Pedagoga, orientadora familiar (UNAV) y autora del libro “El yo y sus metáforas” libro de antropología para gente sencilla. Con una extensa experiencia internacional en asesoramiento, formación y coaching, acompaña procesos de reconstrucción personal y promueve el fortalecimiento de la identidad desde un enfoque humanista y transformador.