29 Marzo, 2025

Seguici su

Felipe Arizmendi

Voci

03 Luglio, 2024

4 min

Cardinale Arizmendi: La sfida di costruire l’Unità

Se qualcuno ha bisogno di me, sono qui!

Cardinale Arizmendi: La sfida di costruire l’Unità
Foto di Magda Ehlers: Pexels

Il cardinale Felipe Arizmendi, vescovo emerito di San Cristóbal de Las Casas e responsabile della Dottrina della Fede presso la Conferenza dell’Episcopato Messicano (CEM), offre ai lettori di Exaudi il suo articolo settimanale intitolato “La sfida della costruzione dell’unità”.

***

ASPETTO

Uno dei tesori più grandi è avere una famiglia unita. Possono esserci problemi, differenze, forse offese e incomprensioni, ma quando c’è dialogo e perdono reciproco, quando ci si sostiene a vicenda, tutto ritorna alla pace. Quanto è bello stare insieme nelle feste, nei compleanni, negli anniversari, negli onomastici e nella celebrazione dei sacramenti, come anche nelle malattie o nelle morti! Tutti si aiutano e si accompagnano;è gradita la condivisione in famiglia. La stessa cosa quando incontriamo gruppi di amici, colleghi, coetanei, scolastici. Oppure quando i sacerdoti di un presbiterio, religiosi e diocesani, convivono fraternamente. Oppure nelle assemblee del nostro episcopato, quando ci incontriamo di nuovo, preghiamo e lavoriamo insieme, scherziamo e condividiamo lavoro, progetti e problemi.

Nella nostra Chiesa, a livello universale, nazionale, diocesano o parrocchiale, possiamo e dobbiamo discutere, analizzare diversi punti di vista e diverse proposte pastorali, ma la cosa più bella è restare uniti, nella pace e nell’armonia. Ma a volte prevale il confronto, che porta alla divisione. Gli scismi danneggiano molto la comunità ecclesiale. Per questo è molto doloroso che alcuni squalificano Papa Francesco, ignorandolo come se non fosse il legittimo Successore di Pietro. Anche i Papi precedenti soffrirono molto a causa di queste divisioni interne. Per contrastare quest’opera del diavolo, che è la divisione, è incoraggiante quanto si fa per ricostruire l’unità, come quando eravamo una Chiesa sola nel I secolo, senza divisioni con ortodossi e protestanti. Nell’anno 2025 celebreremo i 1.700 anni del Concilio di Nicea, quando tutta la Chiesa era unita. In quella occasione si tenta di cercare nuove vie di unità ecclesiale.

Nel nostro Paese, prima e dopo le elezioni, ci sono tante divisioni, non solo tra partiti, che fanno onore al loro nome, dividendo il popolo. Ci sono divisioni dovute a questioni economiche, culturali, educative, razziali, religiose e persino sportive. I gruppi criminali combattono tra loro per il controllo dei propri territori, perché l’ambizione del denaro li porta a voler distruggere gli altri e rimanerne proprietari assoluti, non solo economicamente, ma anche politicamente. Con il sostegno maggioritario che gli elettori hanno dato al partito al potere, i suoi leader si sentono detentori della verità e del bene, e disprezzano coloro che ormai sono una minoranza. Se creano forum, si spera sia per ascoltare altri punti di vista e correggere o integrare i propri, non solo per mascherare o giustificare le proprie posizioni. Al di là dei partiti c’è il Paese, ma ad alcuni non interessa, interessa solo le proprie ambizioni.

DISCERNERE

L’episcopato messicano, a un mese dall’inizio del processo elettorale nel nostro Paese, ha diffuso un messaggio tempestivo, di cui condivido alcune frasi:

“Molti cittadini potrebbero sentirsi soddisfatti; altri, per diverse ragioni molto valide, hanno vissuto i risultati con frustrazione, ma ci deve essere rispetto reciproco per costruire insieme il nostro futuro, poiché formiamo tutti lo stesso Paese. Non prevalga il sentimento di vincitori o vinti, ma piuttosto quello di cittadini di uno stesso Paese che dobbiamo costruire con il talento di tutti, senza esclusioni. Il Messico deve essere una terra di libertà e opportunità per tutti, in un ambiente di giustizia e pace che tutti desideriamo.

Ricordiamo in questo momento le parole di Gesù: «Siano tutti una cosa sola, come tu, Padre, sei in me e io in te» (Gv 17,21). Questa preghiera ci ispira a cercare l’unità nella nostra nazione, al di là delle nostre differenze.

Rivolgiamo inoltre un rispettoso appello a tutti i messicani, affinché vadano oltre la competizione elettorale e si collochino adesso con coraggio e speranza, con la consapevolezza che il futuro del nostro Paese ha bisogno di tutti, giovani e anziani, della società civile e delle forze armate, di comunicatori ed educatori. , uomini d’affari e leader sociali, operai e contadini, professionisti, commercianti e l’intera classe operaia.

Lavorare insieme per il bene comune della nostra nazione, superando le divisioni e costruendo ponti di dialogo e riconciliazione. In questo spirito, ciascuna delle nostre famiglie, le nostre comunità in tutti gli ambiti, i partiti politici e i funzionari pubblici, le diverse chiese e gruppi religiosi, tutti, senza distinzione, devono rispondere a una vocazione di grandezza e di unità, come si confà al Messico e al suo territorio storia.”

ATTO

Chiediamoci ciascuno cosa dobbiamo fare perché ci sia pace, armonia e unità nella propria famiglia. Se dobbiamo perdonarci, non lasciamo passare altro tempo. Se qualcuno ha bisogno di me, sono qui! E nel nostro gruppo o comunità, facciamo tutto il possibile per preservare o ricostruire la pace sociale, il rispetto per gli altri e la solidarietà fraterna.

Felipe Arizmendi

Nacido en Chiltepec el 1 de mayo de 1940. Estudió Humanidades y Filosofía en el Seminario de Toluca, de 1952 a 1959. Cursó la Teología en la Universidad Pontificia de Salamanca, España, de 1959 a 1963, obteniendo la licenciatura en Teología Dogmática. Por su cuenta, se especializó en Liturgia. Fue ordenado sacerdote el 25 de agosto de 1963 en Toluca. Sirvió como Vicario Parroquial en tres parroquias por tres años y medio y fue párroco de una comunidad indígena otomí, de 1967 a 1970. Fue Director Espiritual del Seminario de Toluca por diez años, y Rector del mismo de 1981 a 1991. El 7 de marzo de 1991, fue ordenado obispo de la diócesis de Tapachula, donde estuvo hasta el 30 de abril del año 2000. El 1 de mayo del 2000, inició su ministerio episcopal como XLVI obispo de la diócesis de San Cristóbal de las Casas, Chiapas, una de las diócesis más antiguas de México, erigida en 1539; allí sirvió por casi 18 años. Ha ocupado diversos cargos en la Conferencia del Episcopado Mexicano y en el CELAM. El 3 de noviembre de 2017, el Papa Francisco le aceptó, por edad, su renuncia al servicio episcopal en esta diócesis, que entregó a su sucesor el 3 de enero de 2018. Desde entonces, reside en la ciudad de Toluca. Desde 1979, escribe artículos de actualidad en varios medios religiosos y civiles. Es autor de varias publicaciones.